Il pensiero sistemico nella formazione

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Oggi ho pensato di condividere qualcosa che raccontasse il mio lavoro come formatrice scegliendo un contributo che racconta la mia ricerca, costante e determinata, di utilizzare, in modo contestuale e coerente, il pensiero sistemico orientato al governo della complessità organizzativa.

Nel contesto aula il  “conoscere ed il sapere non possono essere il risultato di un conoscere passivo, ma nascono come risultato delle azioni di un soggetto attivo” .

(P. Watzalawick).

Secondo chi scrive ogni storia personale e lavorativa è complessa perché ognuno la costruisce secondo la propria esperienza. La costruisce dovendo compiere  continuamente una integrazione tra realtà soggettiva e realtà organizzativa.

La premessa teorica dei miei progetti di formazione (nonché di consulenza e coaching)  si definisce da un approccio sistemico-relazionale , che ha osservato ed interpretato la realtà relativa al ruolo professionale, utilizzando  la pragmatica della comunicazione all’interno della teoria della complessità. All’approccio sistemico ho, in progress,  integrato una lettura costruttivista che presuppone che ogni osservatore modifica la realtà che osserva. Osservatore che osservando se stesso va a costruire mappe della propria realtà , rappresentandosi nel ‘qui ed ora’ , e che per farlo  utilizza la sua esperienza. Una narrazione costruita e rappresentata quindi in base a personali modelli di riferimento emotivi e cognitivi. Una STORIA che racconta la vita di chi la rappresenta.

Ogni volta che mi sono trovata  a lavorare con un gruppo-sottosistema in formazione In qualità di formatrice, ho scelto di accogliere e rispettare tutte le storie di coloro che hanno  partecipato .

Durante ogni processo di  formazione  ho cercato  di  trasferire  contenuti teorici utili e coerenti che potessero divenire un concreto valore aggiunto,  considerando l’esperienza formativa un INCONTRO PRIVILEGIATO tra formatrice e destinatari del progetto formativo, nel quale chi, come me,  ha la responsabilità di condurre il gruppo in formazione assume su si sé la consapevolezza di osservarsi mentre osserva gli altri e comprende come i suoi modelli di intervento possono influenzare e modificare il processo formativo e la qualità delle relazioni .

Consapevolezza che prevede la capacità di cogliere la fase del ciclo vitale (e culturale) sia del partecipante sia del contesto organizzativo.

In questo senso  la ricerca di una continua contestualizzazione, strutturata sui diversi livelli di realtà osservata (individuo, gruppo, unità organizzativa, ruolo, contesto organizzativo) ha permesso di rendere tangibili e funzionali all’attività lavorativa dei partecipanti, quei concetti che altrimenti sarebbero risultati  lontani, aleatori, poco fruibili e gestibili nella loro quotidianità.

La mission nel mio ruolo di formatrice  è stata quella di attivarmi per  promuovere una INTERAZIONE che potesse divenire veramente ISTRUTTIVA, nella  quale il partecipante ha potuto scegliere e selezionare quei contenuti e dati che ha  trovato  sintonici  con la propria realtà e coerenza  interna. Offrendo a se stesso la possibilità di rivedere, generare comportamenti virtuosi che fossero utili alla gestione del momento ‘storico’ individuale ed organizzativo.

Sappiamo che il processo di apprendimento si traduce in un processo di cambiamento attraverso l’interazione istruttiva che permette  un riassetto dei ‘modelli di conoscenza’ della realtà nella misura in cui le perturbazioni (contenuti, esperienze) proposte dal formatore,  vissute e praticate in aula , diventano leve per ridefinizioni e riorganizzazioni cognitive, emotive e comportamentali.

Nel concreto  la metodologia didattica ha compreso e utilizzato  i due livelli che contribuiscono a definire un processo comunicativo: il contenuto e la relazione inserendo l’osservazione nel contesto di riferimento.

Con attenzione ai contenuti si è favorito una ricerca  di:

  • CHIAREZZA
  • DECODIFICABILITA’
  • CONGRUITA’
  • COERENZA
  • ARTICOLAZIONE
  • CONTESTUALIZZAZIONE

degli stessi.

Osservando la relazione si è data attenzione alla:

  • ANALISI ricerca ed elaborazione dei costrutti-storie raccontate in aula dal gruppo
  • DEFINIZIONE dei bisogni individuali e dei bisogni organizzativi
  • LETTURA delle ipotesi cognitive scelte dai partecipanti per rappresentare la propria realtà operativa e relativa condotta di ruolo
  • COMPRENSIONE e costruzione della “realtà” individuale, in termini di bisogni, motivazioni, aspettative, attitudini, competenze, emozioni, difficoltà per ogni soggetto impegnato nel percorso di apprendimento
  • RIDEFINIZIONE della comunicazione afferente il formatore in termini di confronto/crescita/arricchimento reciproco.

La mia operatività, in qualità di formatrice,  può essere definita come una proposta didattica che tende a trasferire “modelli di osservazione della realtà” nonché modelli di conoscenza di se stessi e del contesto nel quale mi muovo ed agisco il ruolo professionale.

Tale operatività  viene progettata, espressa e comunicata attraverso un  ruolo/funzione formativo che ha l’ambizione di  proporsi come uno SPECCHIO cognitivo, emotivo e comportamentale che possa rimandare “buone ed utili ” immagini all’altro.

Immagini e rappresentazioni che mirano ad una offerta di contenuti/significati proposti sempre in un’ottica di grande rispetto e valorizzazione reciproca, indispensabile nella formazione di adulti. La metodologia formativa si avvale di una didattica molto orientata alla definizione di situazioni d’aula come “spazi-esperienziali”.

Per spazio esperienziale si intende  un momento nel quale al soggetto viene data la possibilità di esprimere e confrontare nel gruppo le sue interpretazioni. Interpretazioni e vissuti relativi sia al mondo esterno sia al proprio mondo interno.

Il confrontarsi nel gruppo, attraverso esercitazioni mirate, dà modo di rappresentare le azioni che si ritrovano nella prassi lavorativa, di riflettere insieme al gruppo sui risultati di una auto-valutazione, di creare mappe concettuali che possono riassumere e simbolizzare gli atteggiamenti e/o le competenze , di ascoltare attivamente un racconto metaforico. Tutto questo permette una profonda SPERIMENTAZIONE e una VERIFICA ESPERIENZIALE degli assunti teorici proposti. Il poter rappresentare ruoli e funzioni in una esercitazione guidata ( un come se fosse vero) permette una messa alla prova in un contesto protetto, nel quale l’errore, se mai ci fosse, è semplicemente un ulteriore modo di rappresentare la realtà e consente un’opportunità di miglioramento.

Ciò sollecita una “percezione” di se stessi e un processo di auto osservazione, vissuta e guidata in tempo reale, favorevole allo scambio costruttivo nel gruppo, gruppo che insieme al soggetto, lavora per il consolidamento del processo di crescita e di apprendimento di tutti e di ciascuno.

E’ nel gruppo, infatti, che l’identità organizzativa si ridefinisce e si confronta. In questo spazio-tempo, per definizione protetto e quasi alieno dalla quotidianità operativa ciascuno porta il proprio modo di rappresentare il lavoro, l’organizzazione alla quale appartiene e il proprio sé osservato nel contesto organizzativo.

Potersi confrontare con le altre esperienze e mappe della realtà organizzativa fa accedere il gruppo ad una concreta CONDIVISIONE ed INTEGRAZIONE di visione, valori, linguaggi ed emozioni messi a disposizione dall’individuo per il gruppo e dal gruppo per l’individuo.

 

Questa complessità di dati diviene preziosa per la comprensione dei processi lavorativi e delle teorie che li interpretano.

Responsabilità del formatore è quella di trovare COERENZA nella informazione osservata  “dentro” il contesto aula, riflettendo il “fuori” contesto aula che tanto interviene nella vita di ogni gruppo.

COERENZA che non vuole intendersi come OMOLOGAZIONE di significati e linguaggi, ma come VALORIZZAZIONE delle DIFFERENZE .

 

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